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Diario di Bordo

 


27 luglio 2010 - “In bocca al lupo, Michele!”

La parola a Emanuele de Filippis, il tutor che ha curato la preparazione di Michele Parmigiani fino alla vittoria dell’AEA 2010 

di Emanuele de Filippis – Consultant ASD e tutor di Michele Parmigiani

Quest’anno è stato avaro di soddisfazioni per chi, a prescindere dallo sport, tifa per l’Italia per “amore di bandiera”: Valentino cade ed è fuori dal mondiale… la Ferrari arranca a centro gruppo… la nazionale di calcio si fa mandare a casa nei gironi eliminatori.... Noi “Altranioti”, però, abbiamo avuto una piccola grande soddisfazione!

Questa soddisfazione ha un nome: Michele Parmigiani.

Come il Don Abbondio di manzoniana memoria, vi starete domandando: Parmigiani? Chi è costui? La risposta è presto data: Michele è il vincitore mondiale dell’Altran Engineering Academy 2010 e, per la prima volta da quando è stato lanciato il concorso nel 2004, è un italiano a raggiungere questo traguardo.

Oltre ad essere Consultant ASD, ho avuto il piacere e l’onore di accompagnare Michele nel percorso di preparazione per la selezione finale che si è svolta a Enstone lo scorso 13 luglio, a cui hanno partecipato 10 candidati provenienti da tutto il mondo.

Subito dopo aver letto il progetto di Michele, sono rimasto affascinato dalla semplicità dell’idea e dalla chiarezza espositiva della sua presentazione. Conoscendolo di persona, si è rivelato una persona cordiale, affabile e capace di entrare in sintonia con qualunque interlocutore.

Michele ed io abbiamo organizzato vari incontri in cui abbiamo raffinato la sua idea cercando di prevenire tutte le possibili obiezioni, abbiamo migliorato la sua presentazione, abbiamo messo in pratica qualche tecnica di public speaking e, soprattutto, abbiamo fatto tante simulazioni.

Proprio durante le simulazioni mi sono impegnato a fondo per rappresentare il peggior pubblico possibile: interrompevo a metà le sue frasi, mi muovevo sulla sedia, bisbigliavo al mio vicino, facevo le domande più stupide e sconclusionate. Michele, però, ha sempre reagito con molta prontezza e calma.

A questo punto ho avuto la certezza che lui avrebbe vinto la competizione. Pensavo tra me e me: “l’idea è bella, la persona è cordiale e capace di stabilire un feeling e, ancor prima di laurearsi, è già capace di parlare in pubblico senza scomporsi”.

Il tempo e le circostanze mi hanno dato ragione.

L’esperienza di accompagnare una persona nella preparazione ad una sfida così stimolante è stata per me coinvolgente ed estremamente piacevole. Durante gli incontri ho avuto l’occasione di “formalizzare”, poiché li dovevo trasmettere ad un’altra persona, molti aspetti della comunicazione. Quindi ho avuto io stesso l’occasione di migliorare le mie tecniche di comunicazione mentre supportavo Michele.

Con grande orgoglio mi unisco al coro degli auguri a Michele e gli mando un grande “in bocca al lupo” per la nuova entusiasmante esperienza che lo attende in Renault F1 Team!




Conosciamo meglio Michele Parmigiani, vincitore dell’AEA 2010 

13 luglio 2010 - Enstone (UK), quartier generale di Renault Formula1 Team. Dieci ragazzi provenienti da tutto il mondo sono riuniti per spiegare ciascuno il proprio progetto innovativo focalizzato sull’efficienza energetica per migliorare la sicurezza, l’affidabilità e le performance della Renault F1 car.
Prima di giungere qui hanno superato, ognuno nel paese di provenienza, la selezione nazionale dell’Altran Engineering Academy, concorso internazionale lanciato nel 2004 da Altran e Renault F1 Team.
Sono animati da tenacia, competitività e ambizione. Il premio in palio è ghiotto: per gli autori dei due migliori progetti c’è l’opportunità di svolgere uno stage in uno dei technical center di Renault F1 Team a Enstone (Regno Unito). A questo si aggiunge alloggio, rimborso spese e auto aziendale completa di scheda - carburante.
Quando viene proclamato il nome dei due vincitori, si ode un “mamma mia!”. Lo ha detto Michele Parmigiani, per la prima volta è un italiano ad aggiudicarsi questo premio. Ha 24 anni e studia Ingegneria Meccanica al Politecnico di Milano. Durante il tempo libero segue la Formula 1, fa trekking in montagna e pratica kickboxing, sci e mountanbike. Si è fatto le ossa lavorando per diversi anni in fabbrica come operaio durante le vacanze estive e ora, per la tesi di laurea, si dedica anima e corpo alla costruzione di una protesi attiva per arto superiore, una sorta di braccio bionico. 

Te lo immaginavi di vincere l’AEA 2010?
Ho immaginato possibili scenari, ma una volta davanti alla giuria, in attesa del verdetto, ho capito che tutto era possibile. Fin dall’inizio, però, ho creduto fermamente nella mia idea.

Che cosa hai provato quando hai saputo di aver vinto?
Appena ho sentito il dott. Robert Tuluie (capo del settore R&D di Renault F1 Team a Enstone, ndr) pronunciare il mio nome, ho pensato “non può essere vero”. Quando mi sono alzato per congratularmi con gli altri canditati e sono salito sul palco per ricevere il premio, ho realizzato che il mio sogno si era avverato! Tutta la tensione si è trasformata in una felicità incontenibile!

Quali argomenti hai usato per convincere la giuria internazionale dell’efficacia del tuo progetto?
Ho cercato di essere chiaro e conciso. Dapprima ho esposto il problema enfatizzando le conseguenze sulla vettura. Mi sono poi appoggiato ad un’efficace - ma purtroppo ormai vietata - soluzione usata da Renault nel 2005 e infine ho proposto la mia idea, spiegando anche come attuarla con i mezzi e il tempo a disposizione.
Penso che il segreto del mio successo sia stato la disarmante semplicità del concetto che ho proposto.

Che cosa ne pensi dei progetti degli altri ragazzi venuti da tutto il mondo con cui ti sei misurato durante la selezione internazionale?
Ero molto curioso di conoscere le idee degli altri finalisti e sono rimasto molto impressionato dall’elevato livello di preparazione tecnica. Ognuno ha dato il meglio di sé e, sebbene fossimo in competizione tra di noi, posso affermare di aver trovato degli amici.

La giuria internazionale ti ha dato filo da torcere? Come ti sei destreggiato fra le critiche che hanno mosso al tuo progetto?
Assolutamente sì! A me e a tutti gli altri finalisti. Sono rimasto veramente impressionato soprattutto dalla rapidità con cui la giuria riusciva a capire i progetti proposti e li analizzava criticamente per trovare i punti deboli. Robert Tuluie ha messo in evidenza un problema legato ad un aspetto costruttivo della vettura che potrebbe creare qualche problema alla mia idea, ma penso sia necessaria un’analisi più approfondita per avere un riscontro oggettivo. Le domande di Alfonso Martinez (Managing Director di Altran Technologies Spain, ndt) mi hanno permesso, invece, di sfruttare le slide in più che avevo preparato proprio per questa evenienza, legate a calcoli preliminari che ho svolto per l’implementazione del progetto sulla vettura.

Qual è stato il primo impatto quando sei arrivato alla sede di Renault F1 Team di Enstone?
Appena ho messo piede all’interno dei cancelli dello stabilimento mi sono sentito accolto con calore da questa struttura bianca dove campeggiava la scritta Renault F1. Tutto il timore reverenziale che avevo nei confronti del mondo della Formula 1 è sparito con la stretta di mano e il sorriso con cui Robert Tuluie ci ha accolto.

Quali sono i momenti di questa esperienza che ricordi con più simpatia?
Durante le pause e il pranzo ho avuto modo di parlare molto con Robert Tuluie, Alfonso Martinez e Saeed Kazim (Senior Consultant Altran presso Renault F1 Team di Enstone) dei temi più disparati e ci hanno fatto divertire raccontandoci aneddoti sui piloti. La stessa cordialità l’ho ritrovata nel personale della fabbrica durante la nostra visita. Erano tutti molto lieti di soddisfare la nostra curiosità e non esitavano a fornirci nozioni, anche molto dettagliate.

Quali aspettative nutri rispetto al periodo di stage che ti attende?
Sono eccitato e spaventato allo stesso tempo. Non posso negare che la mia vita cambierà profondamente, ma sono sicuro di essere pronto ad imbarcarmi in questa nuova avventura. In definitiva, è ciò che ho sempre desiderato: un sogno che si avvera! Ho avuto la fortuna di visitare il luogo in cui dovrò dare il meglio di me per sei mesi e ho trovato un clima molto aperto, una perla rara nel mondo della Formula 1 in cui la segretezza domina.
Mi aspetto di essere messo alla prova tutti i giorni e di lavorare duro, ma anche di imparare moltissimo e di poter dare libero sfogo alla mia passione per questo mondo. Tutto ciò permetterà di accrescere considerevolmente il mio bagaglio professionale per essere poi pronto ad affrontare ancora altre eccitanti sfide che mi si porranno davanti.

In che modo ti ha supportato Altran Italia nella fase di preparazione alla selezione internazionale?
Il sostegno di Altran Italia è stato fondamentale per affrontare la finale di Enstone. Vorrei ringraziare di cuore Emanuele De Filippis (Consultant di Altran Italia e tutor di Michele Parmigiani, ndr) per il supporto tecnico e “umano”. I suoi consigli sulla presentazione e le varie simulazioni del discorso si sono rivelati fondamentali per il mio successo durante la selezione internazionale. In Altran Italia ho trovato un clima cordiale da parte di tutte le persone con cui sono entrato in contatto, indipendentemente dal loro coinvolgimento nel concorso AEA.


Per ulteriori informazioni consultare il sito www.altran-academy.com



16/06/2010 -  A tu per tu con Michele Parmigiani, finalista italiano dell’Altran Engineering Academy 2010 - Studi, passioni e aspirazioni di un futuro ingegnere 

Il ritardo del treno Milano-Roma sul quale viaggiava non lo ha certo messo in ansia. Michele Parmigiani si è presentato un po’ trafelato ma tranquillo alla sede romana di Altran Italia e ha convinto la giuria della fattibilità del suo progetto con una efficace presentazione. E così sarà lui a rappresentarci a Enstone il 13 luglio, in occasione della finale internazionale dell’Altran Engineering Academy 2010.
Michele ha 24 anni e studia Ingegneria Meccanica al Politecnico di Milano. Durante il tempo libero segue la Formula 1, fa trekking in montagna e pratica kickboxing. Si è fatto le ossa lavorando per diversi anni in fabbrica come operaio durante le vacanze estive e ora, per la tesi di laurea, si dedica anima e corpo alla costruzione della protesi robotica di un braccio.

Il progetto con cui ha conquistato la giuria si intitola “Reduction of pitch vibrations using Input Shaping method”, finalizzato alla riduzione delle oscillazioni di beccheggio indotte in una vettura da Formula 1 al passaggio sui cordoli o su altre asperità della pista. E’ un tipico esempio di cross fertilisation, poiché il principio alla base del suo progetto deriva da una tecnica (l’Input Shaping, appunto) utilizzata anche per controllare il braccio robotico dello shuttle. Consiste essenzialmente nel fornire un impulso che generi un'oscillazione in controfase a quella di beccheggio.

Conosciamo meglio Michele Parmigiani, il finalista italiano dell’AEA 2010.

Qual è il punto di forza del progetto che hai presentato?
E’ un’idea semplice che non stravolge la vettura. L’attenzione alla sostenibilità ambientale si evince dalla riduzione dei componenti utilizzati nella vettura.

Quali argomenti hai usato per convincere la giuria dell’efficacia del tuo progetto?
La soluzione che propongo era già stata considerata efficace, ma non era più percorribile dalla Renault a causa della presenza di un componente vietato dal regolamento. La mia idea ottiene lo stesso risultato di prima, ma in un altro modo e può essere realizzata con componenti già disponibili a bordo vettura.

Come sei venuto a conoscenza del concorso Altran Engineering Academy?
Attraverso due canali: il Career Day e la Settimana della Consulenza che si sono svolti al Politecnico di Milano.

In che cosa ti stai laureando?
Ingegneria meccanica con specializzazione in robotica e meccatronica, quindi ho scelto di fare una tesi dedicata alla protesi robotica di un braccio. Sto ultimando il prototipo e spero, a breve, di prendere contatti con una ASL per i testi clinici.

Ti sei già misurato con il mercato del lavoro nel settore ingegneristico?
A partire dal 2002, per varie estati ho lavorato per un’azienda metalmeccanica, passando da operaio semplice a operaio specializzato. In seguito ho svolto uno stage di tre mesi presso il parco scientifico tecnologico di Brembo “Kilometro Rosso” a Stezzano, in provincia di Bergamo, occupandomi dell’analisi modale su impianti frenanti.

Che cosa vuoi fare da grande?
Sicuramente l’ingegnere e soprattutto voglio risolvere i problemi!


Per ulteriori informazioni consultare il sito www.altran-academy.com













 
 


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